I personaggi del romanzo sono realmente esistiti, ma le vicende che li riguardano sono state in parte reinventate per la storia. Qui trovi i loro ritratti e qualche notizia sulla loro vita.
Per molto tempo è stata appena una nota a piè di pagina. Carlo Cesare Malvasia, nella sua Felsina Pittrice, la ricorda tra le allieve di Elisabetta Sirani.
Ma Ginevra aveva vent'anni in più di Elisabetta, e aveva cominciato a dipingere ben prima di incontrarla.
Le poche tracce che ha lasciato fanno immaginare una personalità riservata ma al contempo decisa, visto che riuscì nella difficile impresa di diventare una pittrice, pur non essendo figlia d'arte.
Il dipinto qui accanto potrebbe essere un suo autoritratto, ma gli storici dell'arte non ne sono certi.
Fu il principale collaboratore di Guido Reni e, a sua volta, uno dei pittori più apprezzati della Bologna del Seicento. Abilissimo nel disegno, sapeva rifinire i quadri del maestro senza che si notasse la sua mano.
Collezionava libri e opere d'arte. Era curioso, appassionato di quello che studiava e molto apprezzato come insegnante.
Il ritratto che ne fa Malvasia fa pensare a un uomo ambizioso, ma al contempo rigido e fin troppo attaccato alla tradizione.
È stata tra le artiste più importanti del Seicento. Talento precoce, veloce nell'esecuzione, e con molta inventiva.
Fu molto determinata nel ritagliarsi un ruolo da protagonista nell'ambiente artistico bolognese, attirando commissioni sempre più importanti.
Lavorava moltissimo, con grande impegno e disciplina.
Diversi dei suoi quadri hanno protagoniste donne coraggiose e decise: eroine della storia e della mitologia.
Maestro indiscusso della pittura del Seicento. Lavorò per molti anni a Roma, e poi tornò nella sua città natale, portando la pittura bolognese ai vertici della scena artistica italiana.
Era un pittore raffinato e irrequieto. Tormentato dall'abitudine al gioco d'azzardo, conduceva una vita sobria, lontana dal lusso e dagli eventi mondani. Si dice che quando camminava per strada preferisse vie poco frequentate per non essere costretto a fermarsi con tutti quelli che lo salutavano.
Apparteneva a una importante famiglia nobile. Grande erudito, amico di artisti, lui stesso si dilettava nella pittura.
Viene ricordato soprattutto per avere scritto la Felsina pittrice, una raccolta di biografie dei grandi artisti della scuola bolognese.
Nata in una famiglia dell'alta nobiltà bolognese. Si dedicò a fondare il Collegio dell'Umiltà, un'istituzione laica per donne celibi o vedove.
Figura tra le committenti di Elisabetta Sirani e doveva avere un rapporto privilegiato con Ginevra Cantofoli, che la citò nel testamento.
Detto anche il pesarese, arrivò a Bologna dopo essersi formato nella sua città natale.
Malvasia lo descrive orgoglioso e impulsivo, in contrasto con i suoi quadri che sono dolci e delicati.
Fu il primo maestro di Giovanni Andrea Sirani, e anche Malvasia prese lezioni da lui.
Per un anno lavorò a Roma per Guido Reni, ma poi preferì tornare a Bologna dalla famiglia, alla quale era molto legato.
Fu allievo di Simone Cantarini e uno dei pittori che continuarono la tradizione della scuola bolognese dopo Reni.
Studiò all'Accademia del nudo e lavorò ai quadri per la chiesa della Certosa negli stessi anni di Elisabetta Sirani.